A Scene at the Sea

Titolo originale: Ano Natsu Ichiban Shizukana Umi

Interpreti principali: Kurodo Maki, Hiroko Oshima, Sabu Kawahara, Susumu Terajima
Regia: Takeshi Kitano
Produzione: Masayuki Mori e Takio Yoshida per Office Kitano, 1991
Sceneggiatura: Takeshi Kitano
Fotografia: Katsumi Yanagishima
Montaggio: Takeshi Kitano
Musica: Jo Hisaishi
Durata: 101 min
 
 
Presentato al Festival di Rotterdam 1992 e Festival Cinema Giovani di Torino 1992
 

... Silenziosi sono anche Shigeru e la sua fidanzatina Takako, costretti a un'esclusione forzata dall'universo dei suoni e della parola; così il film che li racconta, A Scene at the Sea, terzo bellissimo lungometraggio (dopo Violent Cop e Boiling Point) di Takeshi Kitano, già attore e ora cineasta dalle innumerevoli corde, assume le cadenze di un silent movie di evidente deviazione manga tutto giocato com'è sui gesti e i volti dei due personaggi. Per nulla enfatizzati tuttavia perché qui ci si muove con straordinaria abilità dalle parti di una composizione visuale a grado zero che sembra far proprie semplicità e purezza zen coniugandole all'immaginario teen-ager, nutrito di fumetto e televisione, dolente e sentimentale.
L'oceano è lo stesso di Point Break, ma se paragonate con quelle californiane qui le onde sono davvero poca cosa; Shigeru però se ne innamora, trova una vecchia tavola da surf tra i rifiuti, la sistema alla bell'e meglio e il surf diventa la sua ragione di vita. A costo di perdere il lavoro, si allenerà tutti i giorni, con la tenerissima Takako a ripegargli premurosa gli abiti buttati alla rinfusa sulla spiaggia, e ad osservarlo senza mai staccare neppure per un momento gli occhi da lui. Il loro è un'amore speciale, tenerissimo e casto, fondato sulla concretezza dei gesti e l'intensità degli sguardi; destinato certo a sopravvivere dopo che in un triste pomeriggio piovoso le onde riporteranno a riva solo la tavola da surf.
Semmai trovasse una distribuzione, attenti ad appioppare facili etichette: la miscela è sofisticata più di quanto appaia e la canzoncina finale di disarmante delicatezza rischia di ronzarvi in testa per giorni e giorni....
Marzia Milanesi, Cineforum n. 312. marzo 1992

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